GUIDA ALLA DISCOGRAFIA POSTUMA DI ELVIS PRESLEY: 1977 - 1978

Quando Elvis se ne andò, un giorno d'estate del 1977, aveva alle spalle ventitré anni di carriera e un'infinità di dischi con il suo nome impresso sulla copertina. Venduti in centinaia di milioni di esemplari, tali supporti in vinile diffusero la sua arte in ogni angolo del pianeta, rendendolo un personaggio leggendario già prima che ci lasciasse. Tuttavia, se lo spazio occupato da Elvis nei negozi di dischi dell'epoca fu cospicuo in ogni fase della sua parabola, non c'è dubbio che le strategie di vendita della RCA - rimaste immutate nel corso dei decenni - determinarono il progressivo allontanamento dell'artista dalle zone alte delle classifiche. Tenuto sotto pressione dal continuo flusso di emissioni discografiche, l'acquirente si vide infine costretto ad operare delle scelte, magari decidendo di portarsi a casa una modesta compilazione in linea economica in virtù di un buon album come Good Times, che nel 1974 non andò oltre il 90° posto. In seguito alla scomparsa di Elvis, piuttosto che concentrarsi sulla realizzazione di opere mirate e maggiormente diluite nel tempo, che avrebbero stimolato l'aspettativa favorendo le vendite, si continuò invece a percorrere la strada di sempre, alternando raccolte di grande interesse ad altre caratterizzate da una mediocrità disarmante. Vediamo come andarono le cose relativamente al biennio 1977-78, limitandoci a prendere in esame la discografia americana, vale a dire quella principale. Anche la classifica di riferimento è quella statunitense.

ELVIS IN CONCERT 
(1977)
Posizione in classifica: 5

Il doppio live Elvis In Concert si trova in una posizione particolare, solo sua, in bilico tra l'essere considerato l'ultimo disco di Elvis Presley e il primo di una lunghissima serie di album postumi che a tutt'oggi è lontana dall'esaurirsi. Questo, ovviamente, perché il progetto In Concert fu l'ultimo impegno professionale di rilievo del Re, concepito e realizzato una manciata di mesi prima dell'addio. Il disco contiene buona parte dei brani provenienti dagli spettacoli di Omaha (19 giugno) e Rapid City (21 giugno) e al suo interno è possibile rintracciare una stanchezza cosmica, che va ben oltre le precarie condizioni di salute di Elvis, ma anche tante esecuzioni brillanti, che rimandano l'immagine di un artista ancora in grado di incantare. Un documento imperdibile, da tenere in ogni collezione degna di chiamarsi tale e quanto più vicino possibile ai nostri cuori. Per sempre.

Elvis' Fans Comments - Opening Riff / Also Sprach Zarathustra - Opening Riff (Reprise) / See See Rider / That's All Right (Mama) / Are You Lonesome To-night? / Medley: (Let Me Be Your) Teddy Bear - Don't Be Cruel / Elvis' Fans Comments / You Gave Me A Mountain / Jailhouse Rock / Elvis' Fans Comments / How Great Thou Art / Elvis' Fans Comments / I Really Don't Want To Know / Elvis Introduces His Father / Hurt / Hound Dog / My Way / Can't Help Falling In Love / Closing Riff / Special Message From Elvis' Father, Vernon Presley / I Got A Woman - Amen / Elvis Talks / Love Me / If You Love Me (Let Me Know) / Medley: O Sole Mio (Sherrill Nielsen solo) - It's Now Or Never (Elvis) / Trying To Get To You / Hawaiian Wedding Song / Fairytale / Little Sister / Early Morning Rain / What'd I Say / Johnny B. Goode / And I Love You So


HE WALKS BESIDE ME
(1978)
Posizione in classifica: 113

Con la pubblicazione di He Walks Beside Me sembrò che in casa RCA si volesse, una volta tanto, rendere un sincero omaggio ad Elvis infischiandosene delle leggi di mercato. Viene facile pensarlo, perché questo album è quanto di meno commerciale si sarebbe potuto tirar fuori in quei momenti di sconforto e disorientamento, durante i quali - ragionando in termini cinici - avrebbe giovato l'emissione del più classico dei greatest hits. Questa è invece una raccolta di materiale religioso, o quantomeno ispirato, che fornì ai collezionisti tre buoni motivi per mettere mano al portafoglio: una versione di The Impossible Dream proveniente da Las Vegas (midnight show del 16/2/72), la take 4 di If I Can Dream e il recupero di Where Did They Go Lord, b-side di Rags To Riches nel 1971, mai inserita in un album prima di allora.

He Is My Everything / Miracle Of The Rosary / Where Did They Go Lord / Somebody Bigger Than You And I / An Evening Prayer / The Impossible Dream / How Great Thou Art / If I Can Dream / Padre / Known Only To Him / Who Am I


MAHALO FROM ELVIS
(Pickwick Records - 1978)
Posizione in classifica: -

Prima di essere "prestate" alla Pickwick Records, le cinque canzoni cantate da Elvis al termine del leggendario concerto trasmesso via satellite (14 gennaio 1973), avrebbero dovuto rappresentare il punto di forza dell'album Elvis (Fool). Per vari motivi non se ne fece nulla, e dei pezzi disponibili la RCA utilizzò soltanto Blue Hawaii, inserendola in A Legendary Performer - Elvis, Volume 2 nel 1976. La Pickwick fece dunque il colpaccio, colmando una grande lacuna nella discografia di Elvis, ma la compilazione fu completata con quello che passava il convento, vale a dire una manciata di brani provenienti dalle colonne sonore degli anni '60. Curiosamente, tre di questi appartenevano alla soundtrack di It Happened At The World's Fair.

Blue Hawaii / Early Morning Rain / Hawaiian Wedding Song / KU-U-I-PO / No More / Relax / Baby If You'll Give Me All Of Your Love / One Broken Heart For Sale / So Close Yet So Far (From Paradise) / Happy Ending


ELVIS SINGS FOR CHILDREN AND GROWNUPS TOO
(1978)
Posizione in classifica: 130

Per i bambini, ma non solo, come è possibile evincere dal titolo della raccolta. Elvis Sings For Children And Grownups Too è un progettino tenero quanto superfluo, per mezzo del quale i discografici pensarono di mantenere stabili i confini del regno elvisiano, ricordando a tutti che quel sovrano ormai lontano - grazie soprattutto alle situazioni stereotipate dei film che lo videro protagonista - cantò anche ai più piccini. Come dire, il Re di tutti. Ad ogni modo, bisogna riconoscere che molte delle canzoni selezionate trovarono nei due lati del vinile una sistemazione più confortevole di quella che avevano lasciato sugli album di appartenenza. Di Big Boots fu utilizzata, probabilmente per errore, la take 4. Una curiosità: dopo aver foraggiato Mahalo From Elvis con tre brani, l'album It Happened At The World's Fair (1963) ne fornì altri due a questa nuova emissione.

(Let Me Be Your) Teddy Bear / Wooden Heart / Five Sleepy Heads / Puppet On A String / Angel / Old MacDonald / How Would You Like To Be / Cotton Candy Land / Old Shep / Big Boots / Have A Happy


A CANADIAN TRIBUTE
(1978)
Posizione in classifica: 86

Un tributo realizzato in Canada, contenente pezzi composti da autori canadesi e successivamente distribuito anche negli Stati Uniti. Giova ricordare che nel 1957, all'apice del successo, Elvis fece un breve tour nel grande paese nordamericano. Un evento più unico che raro nella carriera del cantante, che poi non si sarebbe mai più esibito fuori dai confini nazionali. A Canadian Tribute offre una bella selezione di brani, due dei quali dal vivo - Little Darlin' (Ann Arbor 24/4/77) da Moody Blue e My Way (Honolulu 14/1/73) da Aloha From Hawaii Via Satellite - ma il disco è ricordato dagli appassionati soprattutto per l'attraente edizione con il vinile color giallo oro.

Intro - Jailhouse Rock / Intro - (Let Me Be Your) Teddy Bear / Loving You / Until It's Time For You To Go / Early Morning Rain / Vancouver Press Conference / I'm Movin' On / Snowbird / (That's What You Get) For Lovin' Me / Put Your Hand In The Hand / Little Darlin' / My Way


A LEGENDARY PERFORMER - ELVIS, VOLUME 3
(1978)
Posizione in classifica: 113

Terzo appuntamento con una serie che nel corso degli anni - i precedenti volumi erano stati pubblicati nel 1974 e nel 1976 - aveva abituato piuttosto bene gli appassionati. A Legendary Performer - Elvis, Volume 3 non tradisce le aspettative e presenta due inediti assoluti: Danny, che era stata incisa nel 1958 per la colonna sonora di King Creole e Britches, una canzone che non aveva trovato spazio nel film Flaming Star (1960). Da segnalare anche It Hurts Me e Let Yourself Go, provenienti dallo Special del '68 e le versioni alternative di Frankfort Special (fast - take 2), Guadalajara (take 2 e Fame And Fortune (take 2). Chiude la track list Let It Be Me, tratta dal midnight show a Las Vegas del 15 febbraio 1970. Un'antologia di notevole impatto per l'epoca, emessa anche in edizione picture disc.

Hound Dog / Interview with Elvis and the Colonel / Danny / Fame And Fortune / Frankfort Special / Britches / Crying In The Chapel / Surrender / Guadalajara / It Hurts Me / Let Yourself Go / In The Ghetto / Let It Be Me (Je t'appartiens)

Testo: Roberto Paglia
Foto: Web   

ASCOLTANDO "ROAD TO NOWHERE" ALL'ALBA

Suppongo che a qualcuno possa sembrare strano svegliarsi all'alba, prepararsi il caffè e mettersi ad ascoltare un concerto di Elvis in cuffia. Non un soundboard, dettaglio non trascurabile, bensì un audience recording acquistato diversi mesi fa. Ad ogni modo, è esattamente quanto ho fatto questa mattina, e quando mi sono voltato, a CD fermo, ho realizzato che alle mie spalle si era ormai fatto giorno. Il disco in questione è Road To Nowhere della E.P. Collector, contenente la registrazione dello spettacolo che Elvis tenne alla Freedom Hall di Louisville, Kentucky, il 21 maggio del 1977. Si tratta del secondo concerto facente parte del nuovo tour del cantante, che inaugurato a Knoxville il giorno precedente, si sarebbe concluso il successivo 2 giugno a Mobile. Di questo ennesimo giro attraverso gli Stati Uniti d'America fa parte la tappa a Baltimore (29 maggio), problematica a dir poco. In quell'occasione, infatti, Elvis abbandonò il palco per circa venti minuti, lasciando a Charlie Hodge la conduzione dello show e ai cantanti di supporto il compito di intrattenere l'incredulo pubblico. Fortunatamente, il Re riuscì a portare a termine l'esibizione e il resto del tour, che con una certa ironia di fondo aveva in coda le quattro date cancellate a marzo di quello stesso anno, vale a dire Jacksonville, Baton Rouge, Macon e la già citata Mobile. Che ce l'abbia fatta o meno, resta il fatto che Elvis, in quel preciso momento della sua esistenza, tutto avrebbe dovuto fare tranne che esibirsi.

Tornando a Louisville, il concerto è nella media di quel periodo, durante il quale Elvis alternava prestazioni convincenti ad altre molto meno brillanti. Nello specifico, questo appartiene senz'altro alla prima categoria, e immagino che non fece rimpiangere i soldi del biglietto ai numerosi spettatori presenti. See See Rider e I Got A Woman, quest'ultima allungata a dismisura per mezzo dell'immancabile siparietto con J.D. Sumner - qualcosa che Elvis si sarebbe dovuto decidere a tagliare, prima o poi - sono sufficientemente energiche e lasciano ben sperare per il prosieguo dello spettacolo. That's All Right (Mama), riporta alla mente un'epoca indimenticabile e si rivela un gradito quanto ben eseguito intermezzo acustico. Love Me è al solito perfetta per stabilire un contatto con i fans. Un brano che Elvis avrebbe potuto cantare anche dormendo, ma indispensabile nell'economia dello show. Con If You Love Me (Let Me Know) il protagonista dell'evento si scioglie definitivamente. Si è spesso disquisito sulla leggerezza di questa canzone, in precedenza grande successo di Olivia Newton-John, ma c'è da dire che essa aveva benefici effetti su Elvis, mettendolo nella giusta predisposizione d'animo. Svolge questo compito anche a Louisville, per poi cedere il passo a una bellissima versione di You Gave Me A Mountain, primo highlight della serata. Concentrato e determinato, alle prese con un testo che lascia ben poco spazio alla speranza, il nostro riesce a farci venire la pelle d'oca. Subito dopo è la volta di Jailhouse Rock, allo stesso tempo potente e un po' tirata via. Tocca poi al bravo Sherrill Nielsen eseguire O Sole Mio, prologo di una It's Now Or Never convincente che però non viene chiusa correttamente. Con estrema naturalezza, Elvis ne ripete il finale. Little Sister e il medley (Let Me Be Your) Teddy Bear / Don't Be Cruel riportano la leggenda vivente ai primi anni della sua straordinaria carriera, gasando il pubblico subito prima di una stupenda resa di My Way. And now the end is near... Fa male sentir pronunciare queste parole, soprattutto pensando a quanto il 16 agosto fosse vicino, ma poi, in circa quattro minuti si è completamente soggiogati dalla magia. Si prosegue con una efficace Heartbreak Hotel, che evidenzia una volta di più la stupefacente versatilità di Elvis e con Funny How Time Slips Away, insolitamente piazzata a metà scaletta. Niente male.

Proprio quando il concerto sta raggiungendo il climax, grazie ad alcuni colpi ben assestati, ha inizio la consueta, interminabile introduzione della band, quanto mai utile ad Elvis per recuperare le forze. Non giudicabili What'd I Say e Johhny B.Goode, brevi accenni cantati durante la prova di bravura di James Burton, sempre bella Early Morning Rain, impreziosita dal lavoro di John Wilkinson. Poi, in sequenza arrivano gli assolo di Ronnie Tutt, Jerry Scheff, Tony Brown e Bobby Ogdin prima della fragorosa School Days, con la sezione fiati sugli scudi.

A questo punto, mentre nella testa dei presenti lo show sta finalmente ripartendo, in realtà è già finito, nel pieno rispetto delle esigenze del periodo, che tenevano nella massima considerazione le condizioni di salute di Elvis, affaticato oltre ogni dire e tuttavia costantemente on the road. C'è giusto il tempo per una notevole versione di Hurt, sempre in grado di ammaliare e per una Hound Dog che, come sempre, coinvolge più per il blasone che per l'effettivo valore dell'esecuzione. Poi arriva Can't Help Falling In Love e sulle note di questo brano immortale i saluti finali. A conti fatti, un buon concerto.  

Road To Nowhere offre agli eventuali acquirenti materiale di grande interesse, mai pubblicato su CD Bootleg, ma è chiaramente indirizzato a chi colleziona i live di Elvis Presley. Parliamo di appassionati che sono abituati ad ascoltare audience recordings, a non fare una piega quando riscontrano una qualità audio che ai più sembrerebbe non valere i soldi spesi. A tutti gli altri, dico che il suono non è disprezzabile e che la voce di Elvis arriva discretamente. Per prodotti di questo genere è altamente consigliato l'ascolto in cuffia, a volume sostenuto ma non eccessivo.

Road To Nowhere (E.P. Collector, 2016)

Also Sprach Zarathustra / Opening Riff / See See Rider / I Got A Woman - Amen / That's All Right (Mama) / Love Me / If You Love Me (Let Me Know) / You Gave Me A Mountain / Jailhouse Rock / O Sole Mio - It's Now Or Never / Little Sister / (Let Me Be Your) Teddy Bear - Don't Be Cruel / My Way / Heartbreak Hotel / Funny How Time Slips Away / Band Introductions / Early Morning Rain / What'd I Say / Johnny B. Goode / Drum Solo (Ronnie Tutt) / Bass Solo (Jerry Scheff) / Piano Solo (Tony Brown) / Piano Elettrico (Bobby Ogdin) / School Days (Orchestra) / Hurt / Hound Dog / Can't Help Falling In Love / Closing Vamp

Testo: Roberto Paglia
Foto: Web

LA RECENSIONE DI "FRANKIE AND JOHNNY" [PICKWICK EDITION]

Su questa piattaforma, che ospita il mio blog da diversi anni, capitano a volte cose bizzarre. Avendo deciso di dare una rinfrescata al testo di questa breve recensione, scritta e pubblicata parecchio tempo fa, mi sono poi reso conto che non era possibile salvare le modifiche apportate. Di conseguenza, mi sono visto costretto, mio malgrado, a cancellare il vecchio post e a ripubblicarlo. Mi spiace molto per l'inconveniente, perché adesso questo sembrerà il mio nuovo articolo sul blog, e non lo è affatto, ma non ho potuto fare diversamente.

In una ipotetica competizione, tesa a determinare l'album più strampalato fra tutti quelli realizzati da Elvis, questo disco potrebbe tranquillamente aggiudicarsi il primo posto, o almeno salire sul podio. Pubblicato sul finire del 1976, più o meno nello stesso periodo in cui il singolo Moody Blue / She Thinks I Still Care tentava di farsi strada in classifica - avrebbe raggiunto la trentunesima posizione nella Hot 100 - questo Frankie And Johnny targato Pickwick Records è in effetti molto lontano dal rappresentare una fedele riedizione della soundtrack che porta lo stesso titolo. Partendo dal presupposto che un disco in linea economica debba, inevitabilmente, mostrare il rovescio della medaglia, Chesay, Look Out Broadway ed Everybody Come Aboard sono tagliate fuori dal progetto, mentre i restanti nove brani finiscono sul vinile in una sequenza che differisce da quella originale. Come se non bastasse, sul fronte della copertina campeggia la stessa immagine utilizzata per Elvis Now, ancora oggi mi domando perché, mentre l'ordine dei brani stampati sulla stessa non è poi quello effettivo.

Sul retro, utilizzando una serie di scatti fotografici ritraenti Elvis durante i suoi spettacoli dal vivo, la Pickwick tenta l'aggancio con un presente che è però distante anni luce da quanto proposto. Per questo motivo, l'artwork di questa mediocre emissione budget risulta largamente improbabile, oltre che subdolamente fuori contesto. E' lecito provarci, ma ci vuole una buona dose di fantasia per immaginare una live version di Petunia, The Gardener's Daughter. Che si sia legati o meno alla colonna sonora "rivisitata", io ne sono da sempre un estimatore, davanti a questo pasticcio discografico è consigliabile tenersi stretta, coprendola di mille attenzioni, la propria copia del Frankie And Johnny che fu. Null'altro da dire, se non che emissioni di questo genere non fecero il bene di Elvis Presley. In nessun modo.

Lato 1: Frankie And Johnny / Come Along / What Every Woman Lives For / Hard Luck / Please Don't Stop Loving Me

Lato 2: Down By The Riverside - When The Saints Go Marching In / Petunia, The Gardener's Daughter / Beginner's Luck / Shout It Out

Testo: Roberto Paglia
Foto: Web
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