MEMPHIS IN BIANCO E NERO

Vidi il convoglio arrivare da lontano, lento e implacabile come il calare del sole. Quel fiume di metallo era di un bianco accecante, di una bellezza che toglieva il respiro eppure ostile, carico di sentimenti appassiti e poi calpestati dai dispetti del fato. Ecco il nemico che avanza, pensai, adesso ci invade e cambia le nostre vite, ci toglie i colori e il sorriso. Avrei voluto fermarlo, riavvolgere il nastro per spingerlo indietro, ma non ero mai stato bravo a giocare con il tempo. Peccato. Quando l'esercito invasore si fece pericolosamente vicino credetti di eluderlo scappando, ma i miei arti inferiori erano simili a radici piantate nell'asfalto bollente. Poi il sipario calò su Memphis, oscurando il nostro pezzo di cielo dipinto e rimescolando le lacrime cadute nella polvere. Finalmente potei abbassare la guardia e abbandonarmi a quel regale saluto, a quell'ultimo thank you very much non detto. Quel giorno gli amplificatori non dispensarono emozioni, ma sembrò fragoroso come un tuono.

40 ANNI CON ELVIS

Vecchio e inadeguato, il nostro primo giradischi se ne andò in pensione i primi giorni di settembre del 1977, dopo anni di onorato servizio. Sembra l'inizio di una storia malinconica, condita di nostalgia e ricordi rancidi, invece si trattò di un evento fortunato, perché con mia sorella riuscimmo a convincere nostra madre a regalarci qualcosa che fosse più al passo con i tempi. In realtà la prendemmo per sfinimento, ma di soldi in casa ne giravano pochi e un vero e proprio impianto stereo sarebbe rimasto a lungo il nostro sogno nel cassetto, qualcosa da ammirare nelle case di chi stava messo meglio di noi. Già, abituati a non pretendere mai nulla che non fosse alla portata di mamma, optammo per una sorta di compatto che era comprensivo di piatto, radio e due rudimentali casse di plastica. Inutile dire che lo trovammo comunque bellissimo e super accessoriato. Bei momenti, quelli... Non appena fu possibile ci recammo in un grande negozio di dischi con l'intenzione di comprare qualche 33 giri nuovo di zecca, così da poterlo inaugurare nel migliore dei modi.

Il budget a nostra disposizione non era certo illimitato, ma quel giorno ci avrebbe permesso di acquistare ben quattro album. Mia sorella ne approfittò subito e prese Please Please Me dei Beatles, I'm A Photograph di Amanda Lear e una raccolta di recenti hits della quale non riesco a ricordare il titolo. Quattro meno tre fa uno. Era più grande di me e si servì per prima, forte del fatto che io, un ragazzino, all'epoca non avessi gusti musicali ben definiti. Quanto a me, rimasi impalato davanti a quelle lunghe file di dischi per non so quanto tempo, fino a quando mamma non corse in mio aiuto. Perché non prendi un disco di Elvis? Vedrai, ti piacerà.

Elvis Presley? Circa un mese prima l'avevo vista piangere a dirotto davanti al televisore, mentre davano notizia della scomparsa di questo tipo che non avevo mai sentito nominare prima.
In quella circostanza mi aveva raccontato qualcosa di lui, parlandomi della sua bellezza, del suo grande talento e del successo straordinario che aveva ottenuto in tutto il mondo. Elvis... Ma si, su due piedi decisi che volevo saperne di più. C'erano decine di ellepì con la sua immagine in copertina, ma ne scelsi uno che costava poco, mi pare 3500 lire, perché pensavo che mia madre avesse già speso abbastanza per noi. Si chiamava Solid Gold.

Tornati a casa invitammo alcuni amici e iniziammo ad ascoltare quei vinili con indescrivibile entusiasmo. L'album di Elvis era l'ultimo in programma, non saprei dire perché. Quando mia sorella lo mise sul piatto, nel silenzio generato dalla curiosità le prime note di Kentucky Rain iniziarono a diffondersi nella stanza. Difficile capire cosa accadde, ma quando Elvis pronunciò le prime tre parole di quella stupenda canzone - seven lonely days - provai una strana, sconosciuta sensazione di vuoto. Avete presente le farfalle nello stomaco quando ci si innamora? Proprio quelle. Dopo l'ipnotica Fever fu la volta di Jailhouse Rock, grazie alla quale tutti i presenti si misero a ballare freneticamente.  Poi, in rapida successione sfilarono i restanti brani della raccolta che avevo scelto. Questo cantante mi piaceva, mamma non si era sbagliata, però non mi piaceva in modo normale, lo capii immediatamente che c'era dell'altro. In attesa di capire esattamente cosa, a partire dal giorno successivo passai al setaccio tutti i giornali che mi capitavano a tiro, nella speranza di trovare foto e articoli a lui dedicati. Volevo semplicemente ritagliarli e conservarli per sempre.

Elvis è un artista meraviglioso, in grado di generare un universo di emozioni con la magia della sua voce, ma è difficile stabilire cosa mi prese in quel lontano pomeriggio di settembre. Forse cercavo di sentirmi parte di qualcosa, oppure ero alla ricerca di una figura che colmasse il senso di vuoto causato dalla perdita di mio padre. Magari già allora colsi i riflessi dell'impareggiabile arte elvisiana, chi lo sa. Sono passati quarant'anni, i dischi del Re si sono moltiplicati ma quel Solid Gold continua ad occupare un posto speciale nella mia collezione. Non è cambiato nulla, Elvis è ancora una parte fondamentale della mia vita e sarò sempre grato a mia madre, per quel prezioso consiglio di tanto tempo fa.

8 PUNTI DA TENERE A MENTE QUANDO SI VUOLE SCRIVERE UN ARTICOLO SU ELVIS PRESLEY, MA NON SI CONOSCE A FONDO L'ARGOMENTO

Cercate di evitare continui rimandi al peso, che non se ne può più. Elvis non pesava mezza tonnellata e non fu certo l'unico a rimpinzarsi di cibo poco sano. Seppur in sovrappeso, non raggiunse mai quota 150, 160 kg, occorre spostare l'asticella verso il basso di qualche decina di chili. Che poi non fosse più il sex symbol del 1956 è assodato ma sapete, il tempo passa per tutti.
Non era alcolizzato, anzi praticamente non beveva alcolici. Quindi, cercate di rammentare una volta per tutte che Elvis non annegava i dispiaceri nel whisky.
Non assumeva droghe "di strada", bensì farmaci prescritti da medicì fin troppo compiacenti. Questo, naturalmente, non depone a suo favore. Diverse delle sostanze che ingeriva o si iniettava erano molto potenti e generavano una forte dipendenza, ma tanto per specificare.
Gli ultimi concerti di Elvis non sono paragonabili a quelli dei bei tempi, questo è evidente. Tuttavia, il Re non si rese protagonista di spettacoli di mezz'ora, non trascinò le canzoni in modo incoerente, non le fece cantare dal coro mentre lui si appisolava beato sul palco. In realtà fece del suo meglio fino alla fine, toccando livelli degni della sua fama in molte occasioni.
Elvis è vivo? Si, nel cuore di milioni di appassionati. No, purtroppo, dal punto di vista strettamente terreno, per quanto non si possa mai dire... Di certo c'è che continuare a riempire gli articoli che scrivete di queste ipotesi fantasiose, il più delle volte ridicole non porta in dote schiere di lettori. Trattasi di stratagemmi ai quali si ricorre da quarant'anni, ormai non ci fa più caso nessuno. Fidatevi.
Negli anni '70 tutti i grandi nomi del rock amavano presentarsi in scena indossando capi d'abbigliamento a dir poco eccentrici. Pensate a David Bowie, Elton John, Freddie Mercury e a tanti altri che non è il caso di citare in questa sede, perché la lista sarebbe assai lunga. Perché prima di criticare i lustrini di Elvis non ripensate alle tutine di Bowie e compagnia bella? Come dite? Ah, capisco, quella era un'estensione della loro arte, oppure un modo per rompere gli schemi, mentre Elvis lo faceva da monarca imbolsito. Scusate, avete ragione.
Elvis grande? Si, ma fino a un certo punto, perché... dai, tutti in coro: "non scriveva le canzoni"! Quindi? Vi do un consiglio, da oggi in poi quando guardate un capolavoro di film fatelo con occhi diversi. La recitazione di Robert De Niro in Toro scatenato, quella di Jack Nicholson in Shining? Indubbiamente fantastica ma non stiamo parlando di grandi attori poiché i tipi appena citati non parteciparono alla stesura di soggetto e sceneggiatura. Che peccato. Dai, "quasi grandi" e non se ne parli più.
Elvis non era un ladro. Non "rubò" la musica dei neri per raggiungere il successo planetario senza prendersi la briga di ringraziare. Qui mi tocca citare un caro amico, evidentemente molto più saggio di me: "Tutti prendono qualcosa da altri artisti, soprattutto agli inizi. Poi il gioco sta nel superare lo stadio iniziale, e spostare l'asticella, altrimenti non ci sarebbe una fase evolutiva. Grazie David. Ecco, adesso pensate ai vostri artisti preferiti da giovani, durante la fase embrionale della loro carriera, ai dischi che ascoltavano ogni giorno. Secondo voi Bob Dylan lo ascoltò Woody Guthrie? Perché a lui non date del ladro?
Grazie dell'attenzione.
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