CARTOLINE DAL LUNARKAND: LA RECENSIONE DI "HARUM SCARUM"

Per quanto si voglia criticare la produzione discografica legata alla parentesi hollywoodiana di Elvis, non si può negare che molti long playing scaturiti da quella lunga esperienza fossero squisitamente a tema. Questi dischi rispecchiavano l'ambientazione della pellicola omonima tanto nell'art work, quanto nella musica che contenevano, che veniva realizzata con approccio e strumentazione consoni allo scopo da raggiungere. Inciso nel febbraio del 1965 e pubblicato alla fine dello stesso anno, l'album Harum Scarum non sfuggì alla regola e anzi ne rappresentò l'esempio più radicale, allontanandosi irrimediabilmente dal mondo del rock, laddove con il precedente Girl Happy si fosse tentato un modestissimo e mal riuscito contatto con la nuova cultura musicale, in grande fermento creativo. Date le sue spiccate peculiarità, Harum Scarum corse quindi il rischio di risultare poco vendibile e questo rappresentò un curioso paradosso, considerando che ad un progetto cinematografico targato Elvis Presley non si richiedeva altro che la consumabilità commerciale. Le undici canzoni presenti sull'album, due delle quali inserite in qualità di bonus songs, sono caratterizzate da scarso spessore compositivo e stereotipati testi dal sapore fiabesco, che contribuiscono ad alimentare il distacco dalla realtà. E dire che fra i musicisti chiamati in studio per creare il tipico sound orientaleggiante che permea la soundtrack, spiccano Kenneth Buttrey (batteria) e Charlie McCoy (chitarra), più o meno nello stesso periodo al lavoro sull'epocale Blonde On Blonde di Bob Dylan. Chissà cosa avranno pensato.

C'è da dire che a dispetto del modesto valore di quanto messo a sua disposizione, Elvis da l'impressione di essere vagamente interessato. Peccato che l'eventuale coinvolgimento nel progetto sia vanificato dal remix, talmente maldestro e dilettantesco da far gridare allo scandalo. Aver costretto Elvis ad allontanarsi dagli abituali percorsi artistici è di per se grave, che si sia lesinato anche sulla qualità del suono delle sue incisioni è imperdonabile. Durante l'ascolto è quindi possibile rilevare quanto fosse mal gestito il cantante più famoso del mondo, ed è sulla base di questa constatazione che Harum Scarum può essere archiviato come uno dei punti più bassi della carriera del cantante.

Elvis è chiamato a fare i salti mortali già in apertura, perché deve cercare di infondere una parvenza di credibilità alla confusa linea melodica di Harem Holiday. I suoi sforzi, va detto, sono ammirevoli.
In un'opera avara di spunti di rilievo, la veloce cavalcata notturna di My Desert Serenade, sorta di rock 'n' roll da c'era una volta non è affatto male.
Tre lenti consecutivi - Go East Young Man, Mirage e Kismet - ci conducono nell'incantato Lunarkand e rendono noto all'ascoltatore l'impegno di Elvis, forse affascinato dal ruolo interpretato nel film, oppure incuriosito dal trattamento riservato alle sue esternazioni amorose.
Shake That Tambourine chiude con ritmo il primo lato del 33 giri: nulla di trascendentale ma il cantante pare divertirsi su un tappeto di percussioni.

Diametralmente opposta l'atmosfera che si respira sul secondo lato, visto che nessun incantesimo potrebbe salvare dall'oblio l'inconcludente Hey Little Girl, arrangiata in modo a dir poco approssimativo e priva della coloritura fatata delle sue compagne di viaggio. In assoluto, una delle peggiori canzoni mai cantate da Elvis.
Altre due love songs in sequenza, Golden Coins e, soprattutto So Close Yet So Far (From Paradise), ristabiliscono in qualche modo la situazione, grazie a un Elvis calato nella parte, per quanto in perenne lotta con qualche sciagurato tecnico del suono. La seconda delle due, nel corso degli anni avrebbe manifestato una insospettabile longevità.
Animal Instinct, prima delle due bonus songs, vede sugli scudi Rufus Long al flauto ed è una canzone mediocre e difficilmente inquadrabile. Dando un'occhiata al testo si può sorridere scorrendo la lista degli animali con i quali Elvis si immedesima, mentre tenta di impressionare la lei di turno. Non c'è altro.
L'apoteosi dell'alchimia sonora che alimenta Harum Scarum è raggiunta con la conclusiva, quasi epica Wisdom Of The Ages, dove i temi cari all'amore lasciano il posto a una solenne morale che ovviamente non può essere presa sul serio.

Se la musica realizzata da Elvis per il rigido contesto hollywoodiano avesse costituito una quota marginale della sua produzione, probabilmente Harum Scarum sarebbe stato archiviato come una poco riuscita operazione di commistione di generi in antitesi fra loro, un disco da trascurare a beneficio di materiale più consistente e rappresentativo. Sfortunatamente le cose non andarono in questo modo, perché negli anni '60 l'artista avrebbe continuato ad incidere una colonna sonora dietro l'altra, disperdendo il proprio talento.

Come prigioniero della misteriosa dimensione dalla quale era giunto a noi, l'album sarebbe rimasto un episodio a se stante, slegato dalla restante produzione di Elvis. Ancora oggi trova fissa dimora nel Lunarkand, trasformato per sempre in una favola da raccontare a bambini troppo cresciuti e disincantati.


2 commenti:

  1. Questa tua analisi Caro Roberto mi trova in ogni punto assolutamente daccordo , ricordo ancora oggi la prima volta che ebbi modo di vedere in tv Avventura in Oriente questo il titolo in italiano della pellicola , a parte la sua bellezza fisica ed i costumi da mille e una notte , le immagini nel deserto circondato da donne estasiate , ricordo che mi colpi l'imbarazzante modo in cui venne impiegato il suo personaggio , la sua persona .
    Vi sono alcune scene cucite alla bene e meglio ad altre senza un filo diretto , qualche brano mi è rimasto però nel cuore sopratutto quelli spiccatamente orientaleggianti ma niente più.
    Ricordo di aver letto da qualche parte non so dove fra le migliaia di libri e scritti chenel tempo ho analizzato che in quel periodo Elvis amava aggirarsi per Hollywood e per Memphis vestito come nel film si diceva lusingato da alcuni ammiratori che gli ricordarono una somiglianza impressionante con il figlio dello sceicco interpretato decenni prima da un giovane Rodolfo Valentino.

    RispondiElimina
  2. Grazie per il tuo commento, molto interessante! Tra l'altro mi ha permesso di rileggere questa mia recensione dopo parecchio tempo. Harum Scarum è quello che è, vale a dire un progetto mediocre, nato male e realizzato peggio... Io continuo però ad essere molto legato a questa soundtrack. Ero un ragazzino quando trovai l'album su una bancarella, provai un'emozione fortissima che ricordo ancora oggi.

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...