LA RECENSIONE DI "PROMISED LAND"

Nel corso del 1974, nonostante Good Times faccia registrare un modesto, quanto immeritato piazzamento in classifica ed Elvis Recorded Live On Stage In Memphis non riesca ad eguagliare le vendite dei precedenti album dal vivo, i singoli If You Talk In Your Sleep e Promised Land raggiungono la Top 20. Manifestando un insospettabile senso artistico, del tutto assente in tempi recenti - brani di spessore come Burning Love, Separate Ways e Always On My Mind erano stati collocati in antologie di basso profilo - la Rca sceglie di inserire questi moderati hits e i rispettivi b-side in un 33 giri contenente materiale inedito. Tale disco, che beneficia quindi di un discreto traino promozionale, mutua titolo ed artwork proprio dal singolo Promised Land - che aveva raggiunto la quattordicesima posizione - nel tentativo di favorire ulteriormente l'impatto sul mercato, che tuttavia non si rivelò eclatante.

Assemblato con la seconda scelta proveniente dalle fruttuose sessions effettuate nel dicembre 1973 a Memphis, questo album gode di una omogeneità di fondo quanto mai gradita, e regge bene il confronto con Good Times, che lo aveva preceduto nei negozi di circa un anno. L'incursione in territorio country, una costante per l'Elvis degli anni settanta, fornisce l'abituale e confortevole tappeto sonoro sul quale appuntare le proprie sensazioni, al termine di un periodo burrascoso che ha lasciato ferite evidenti. Durante l'ascolto Elvis ci appare costantemente in bilico, sospeso fra il masochistico desiderio di lasciarsi andare ad amare considerazioni, facendosi volutamente sorprendere da un'ondata di dolorosi ricordi e l'esigenza di scrollarsi di dosso la negatività, misurandosi con temi meno drammatici. Si, in Promised Land il suo stato d'animo tende occasionalmente all'ottimismo, ma i pochi momenti di quiete, al pari di quanto mai gradite oasi nel deserto, sembrano rappresentare un rimedio tutt'altro che duraturo alla montante depressione.

Peccato, perché raramente un disco di Elvis ha beneficiato di una partenza tanto spettacolare. La rilettura della Promised Land di Chuck Berry - approcciata con una potenza espressiva paragonabile a quella del biennio 69/70 - è semplicemente memorabile ed ha tutte le carte in regola per porre il cantante, ancora una volta, al centro della scena rock. Trasformata in una trionfale marcia itinerante attraverso gli Stati Uniti d'America, sostenuta da una ritmica serratissima, scossa da adrenaliniche scariche di chitarra e resa immortale dalla tonante voce del protagonista, la canzone entra di diritto nella fitta schiera dei grandi classici elvisiani di tutti i tempi. Bellissima la successiva There's A Honky Tonk Angel, una love song splendidamente resa, per mezzo della quale Elvis contempla ingenuamente l'eventualità di rimpiazzare chi rifiuta il suo amore. Nel privato, non gli riuscì di voltare pagina. Commovente Help Me, una sentita preghiera al Signore che scuote gli animi già dopo l'introduttivo Lord, help me walk... Qui, una volta di più, la leggenda vivente ci appare in tutta la sua fragilità emotiva. Mr. Songman, un country un po' zuccheroso, non è qualitativamente al livello delle precedenti tracce, ma permette ad Elvis di indossare gli inconsueti abiti dell'appassionato, di colui che cerca il rimedio alle angosce quotidiane attraverso l'arte del proprio idolo. Un'inversione di ruolo superficiale, ma ugualmente godibile. Confesso la mia solitudine, canta Elvis in Love Song Of The Year, facendo pubblica ammenda e promettendo di comportarsi diversamente in futuro, avendo fatto tesoro dei propri errori. Il cantante si cala nella parte in modo perfetto, rendendo credibile una composizione che non brilla per originalità.

Il secondo lato di Promised Land è inaugurato dalla stupenda It's Midnight - già lato b del singolo - senz'altro uno dei momenti più intensi dell'album. Ad una prima parte riflessiva, durante la quale il nostro affonda consapevolmente nel paranoico rimpianto, prendendosela sopratutto con se stesso, segue uno struggente sfogo, che lo porta ad ammettere la propria vulnerabilità prima di urlare il conclusivo e liberatorio è mezzanotte, e mi manchi! Difficile essere più espliciti di così. Con Your Love's Been A Long Time Coming, molto gradevole e al solito ben interpretata, Elvis torna alla fase iniziale di una relazione sentimentale, offrendo, finalmente, una chiave di lettura che non è necessariamente quella autobiografica. Sorretta dalla pulsante linea del basso, sulla quale si intersecano in modo convincente archi e fiati, la funkeggiante If You Talk In Your Sleep pare voler trascinare chi la canta nelle discoteche, aprendogli nuovi mercati discografici, parlando apertamente di tradimento. Elvis sembra conoscere bene l'argomento e affronta il testo con una buona dose d'ironia, garantendo una prova ammiccante che rimanda alla baldanza giovanile di un tempo. Le parole di Thinking About You hanno ancora una volta il sapore di una malinconica carenza affettiva, ma il ritmo sostenuto ne smorza in parte i toni accorati, mentre la superba prova vocale di Elvis, che suona straordinariamente moderna, lascia presagire interessanti sviluppi per il futuro, se lui avesse continuato a prendere con impegno e passione il lavoro in sala di registrazione. Il country classico di You Asked Me To, che conduce piacevolmente alla fine del disco, è il conclusivo e umile appello alla persona amata, che lascia socchiusa la porta della speranza.

Ottimo punto di partenza per conoscere l'Elvis degli anni '70, Promised Land è un album da ascoltare preferibilmente di notte, quando i pensieri si amplificano a dismisura e i cancelli dell'alba sono ancora lontanissimi. Elvis, giocando con l'umore dell'ascoltatore, fornisce i mezzi per annegare nello sconforto oppure per realizzare che la vita, con tutte le sue contraddizioni, merita sempre di essere vissuta intensamente. Anche correndo dei rischi. A noi la scelta, naturalmente.

Lato 1: Promised Land / There's A Honky Tonk Angel (Who'll Take Me Back In) / Help Me / Mr. Songman / Love Song Of The Year

Lato 2: It's Midnight / Your Love's Been A Long Time Coming / If You Talk In Your Sleep / Thinking About You / You Asked Me To

In memoria di Chuck Berry 

Testo: Roberto Paglia
Foto: Web

2 commenti:

  1. Grande recensione per un grande album "

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  2. Si, da sempre uno dei miei preferiti di Elvis. Uno dei suoi dischi che ho ascoltato di più.

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