UNA PICCOLA AMICA E LA FREDDA PIOGGIA DEL KENTUCKY


Kentucky Rain è il quarto singolo fuoriuscito dalle fantastiche sessions agli American Sound Studios di Memphis del gennaio / febbraio 1969, e pur non ottenendo il successo commerciale di In The Ghetto (#3), Suspicious Minds (#1) e Don't Cry Daddy (#6), si piazza ugualmente bene nella Top 20 (#16). La bella composizione di Eddie Rabbitt e Dick Heard, che narra di un uomo alla disperata ricerca della sua compagna (sotto l'incessante pioggia del Kentucky) è valorizzata da un Elvis completamente calato nella parte. Puntellato dalla linea del basso e sorretto dalla sezione fiati e dal coro, il cantante alterna momenti di preoccupata quiete ad improvvise esplosioni di determinazione, portando a termine una delle migliori prove del suo repertorio. Non conosceremo mai le motivazioni che hanno indotto la donna ad andarsene, così come lo sfumare del brano non ci rassicura affatto sul lieto fine della storia, ma mi piace pensare ad un uomo inzuppato che si rifugia in un locale, dove trova "lei" davanti a un drink, persa nei suoi pensieri. I due si fissano senza dire una parola e dopo alcuni istanti dilatati dallo sfinimento si ritrovano l'uno fra le braccia dell'altra. Al piano di sopra c'è una camera libera, all'improvviso la notte non fa più paura. La finestra resta spalancata, ma la pioggia decide di non oltrepassarla: può bastare, dal cielo sono cadute fin troppe lacrime. Dai Elvis, dimmi che è andata così! 

Questa, l'ho già scritto altre volte, è in assoluto la prima canzone di Elvis che ho ascoltato, nel lontanissimo settembre del 1977. Avevo soltanto undici anni, ma furono sufficienti le prime tre parole pronunciate da quella magica voce, quel "seven lonely days..." iniziale a farmi realizzare che l'arte di questo meraviglioso artista sarebbe diventata la colonna sonora della mia vita. Negli Stati Uniti Kentucky Rain  fu poi collocata nel quadruplo box antologico Worldwide 50 Gold Award Hits, Volume 1 e successivamente piazzata in apertura di Pure Gold, una compilazione a basso prezzo del 1975. Nel 1970 Elvis la inserì per un breve periodo nelle set list dei suoi spettacoli (buone le rese live) prima di dimenticarsene per sempre. Peccato. 

Sul retro del 45 giri trova posto My Little Friend (di Shirl Milete), proveniente anch'essa dalle citate sedute di  incisione di Memphis. Stavolta il lui di turno si lascia andare ai ricordi del suo primo amore: un classico, prima o poi lo abbiamo fatto tutti. Si tratta di una di quelle composizioni che sembrano dover decollare da un momento all'altro e che invece alla fine si rivelano fondamentalmente incompiute. In effetti, a dispetto della potente introduzione, My Little Friend mantiene privo di sussulti e un po' monotono il suo passo, ma è comunque dispensatrice di un'altra ottima prova vocale di Elvis. Perfetta nel suo ruolo di b-side trovò subito posto nella raccolta Camden Almost in Love. Mai cantata dal vivo.

*****

[Foto di Roberto Paglia]

Nel caso qualcuno volesse leggere del mio primo incontro con Kentucky Rain, può cliccare qui:


Questa è invece la recensione dell'album Pure Gold, che ho citato in questo post:

  

4 commenti:

  1. Kentucky Rain...è bellissimo come la racconti,hai un Dono speciale nel farlo,ed è ancor più sorprendente come ne immagini il dopo...incuriosito sono andato a leggere
    "All'improvviso Elvis"...sei veramente un grande...se fossi lì vicino a te ti abbraccerei
    forte per l'emozione che hai condiviso con noi...Grazie Roberto

    RispondiElimina
  2. Grazie a te caro Ivan, non merito tutti questi complimenti... Un abbraccio amico mio.

    RispondiElimina
  3. Sì, tutto davvero molto emozionante !!!
    Caro Roberto, complimenti vivissimi anche per il tuo più che meritato award !

    Un sito indubbiamente di grande QUALITA' !!! :))))

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...