COLONNE E COLONNELLI

Escludendo le varie compilazioni e le numerose soundtracks emesse nel periodo 1962 / 1967, tra Pot Luck e How Great Thou Art  passarono la bellezza di cinque anni: un enorme lasso di tempo, specie durante i sixties, quando c'era la necessità di alimentare costantemente il mercato discografico. Per quanto riguarda Elvis, ai potenziali acquirenti non mancarono mai i suoi prodotti, ma è altrettanto vero che nella maggior parte dei casi si trattava di lavori generati dalle colonne sonore che lui incideva senza soluzione di continuità. Qualcuno se li fece bastare, mentre intorno era tutto un fiorire di Revolver, Highway 61 Revisited e Pet Sounds, ma oggi non si dovrebbe liquidare il discorso affermando che "quei dischi sono di Elvis e lui ha fatto solo cose belle".  D'accordo, ti piace tutto, ma questo non farà di te un appassionato più vero degli altri.

La realtà è che il Colonnello Parker non solo mise il suo protetto nella condizione di fare a meno del proprio, straordinario talento, ma costrinse anche milioni di appassionati ad accontentarsi delle briciole, perché se paragoniamo I've Got To Find My Baby (1965) a Such A Night (1960) di briciole si tratta, una differenza dovremo pur individuarla tra queste due canzoni ed è un po' superficiale liquidare il discorso asserendo che "entrambe sono belle perché è sempre Elvis a cantare". A patto che non siano insormontabili, quando ci innamoriamo lo facciamo prescindendo dai piccoli o grandi difetti che riscontriamo nella persona che abbiamo accanto, che saranno evidenti alla corta o alla lunga distanza. Nessuno è perfetto, fortunatamente, nemmeno Elvis e amare significa anche e soprattutto saper accettare i limiti di qualcuno. 

Chi si recava al cinema negli anni '60 e guardava Elvis muoversi sul grande schermo, lo sentiva cantare Yoga Is As Yoga Does (1966) e Confidence (1967) non stava a pensare alle esigenze di copione e sapeva benissimo di cosa era realmente capace quell'uomo, ma ormai poteva soltanto immaginarlo. Ecco perché Parker va considerato un cialtrone, un uomo dotato di scaltrezza e innegabili capacità, ma per il quale non esistevano confini tra arte e dio denaro. In lui non fu mai possibile rintracciare un barlume di sensibilità artistica, perché non è affatto detto - restando nel decennio preso in considerazione - che Elvis non sarebbe riuscito a guadagnare le stesse cifre facendo quello che gli riusciva meglio.

Oggi le colonne sonore si possono anche decontestualizzare e apprezzare, possiamo prenderle per quelle che sono e godercele, ma non bisognerebbe mai essere troppo benevoli nei confronti di esse. Dopotutto, sono il frutto di costrizione, sciatteria manageriale e rassegnazione, diversamente non sarebbero mai esistite.  Album come Harum Scarum (1965), Paradise, Hawaiian Style (1966) e Double Trouble (1967) non possono essere assimilati ad incidenti di percorso su una strada fatta di grande musica, non rappresentarono eccezioni. Per diversi anni furono la regola, e non è la stessa cosa.

4 commenti:

  1. Sono un fan di Elvis da quando avevo 12 anni eppure condivido pienamente il senso di questo articolo tra l'altro ben fatto e rispettoso del mito e dell'uomo Elvis...

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  2. Ciao Luca, mi fa davvero piacere vedere che sei passato da queste parti, grazie di cuore. Si tratta di un argomento che ho affrontato altre volte in passato, stamattina ho sentito il bisogno di tornarci sopra.

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  3. Ciao Roberto. Per me Elvis è perfetto. Ha sbagliato solo nel fidarsi per troppo tempo di Parker. Doveva liquidarlo! Ma anche Elvis sapeva che quell'omone sapeva far macinare i soldi e come si sa, in America non si può fare a meno del business!

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    1. Scusami, questo commento mi era proprio sfuggito! Diciamo di si, ad un certo punto avrebbe dovuto liquidarlo e tentare una nuova avventura. Evidentemente, ad Elvis andava bene così.

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